Il perché della nostra Mozione

Aggiornato da admin il 26 Maggio 2008

Il perché di una proposta, il senso di “disarmiamoci”

Ci stiamo progressivamente avviando a un congresso di scontro, il cui esito potrebbe essere una ulteriore lacerazione del Partito.
Liberiamo il congresso da un ingombro: il processo sommario, la ‘conta’ interna, la precipitazione nell’elezione di nuovi gruppi dirigenti. Consideriamo questo
come un congresso di avvicinamento, ovvero come la prima fase di una discussione più ampia, i cui referenti non possono essere solo le iscritte e gli iscritti del PRC. Una misura per impedire questa precipitazione: non eleggiamo a luglio il/la segretario/a, la segreteria e, a ricasco, gli organismi dirigenti in tutte le periferie secondo logiche ferree di maggioranze e minoranze. Una fase di gestione collegiale, con maggiore esposizione delle compagne e dei compagni del territorio, anche fuori dal calcolo cristallizzato delle componenti interne.
Non è possibile ? Anche in Francia, il PCF, dopo la sconfitta disastrosa delle presidenziali, ha fatto una scelta analoga.
C’è il rischio di lasciare il Partito privo di iniziativa ? No, perché il voto ci consegna la responsabilità di costruire l’opposizione al governo Berlusconi e al modello istituzionale rappresentato dall’accordo consociativo tra le destre e il PD.
Su questo non vi sono differenze tra le varie anime del Partito.
Perché non partire da qui? Il primo compito del congresso di avvicinamento dovrebbe proprio essere questo: quali i punti di risposta di questa offensiva?
A quali soggetti, politici, sociali, di movimenti ci rivolgiamo, quali alleanze vogliamo costruire in questa direzione ? Se il dibattito congressuale si costruisse partendo da questi problemi, gli schieramenti si destrutturerebbero e sarebbe possibile definire punti fondamentali di unità e di azioni comuni.
Le sirene della resa dei conti interna, avrebbero meno ascolto. Noi non proponiamo un’ ipotetica mediazione tra impostazioni che si combattono: proponiamo un’altra modalità del confronto - una scelta di libertà che parta innanzitutto da noi stessi.

Sintesi della nostra proposta

Si tratta del documento congressuale presentato per il congresso nazionale di Rifondazione Comunista da Walter De Cesaris, Franco Russo e Gabriella Stramaccioni.
I punti fondamentali del documento sono i seguenti:

- Si annuncia un congresso di scontro. Invece di un dibattito impegnato e coinvolgente che approfondisca le motivazioni di fondo della drammatica sconfitta della sinistra, si prepara una resa dei conti interna, un conflitto tra componenti ossificate in schieramenti militari, peggio ancora il prevalere di logiche leaderistiche, una imitazione del Partito Democratico. L’esito di questo scontro potrebbe essere una nuova lacerazione. Per evitarla, la nostra proposta è la seguente: il congresso di luglio non elegga il segretario/a e a ricasco segreterie a livello nazionale o locale. Si scelga un’altra modalità: un “congresso di avvicinamento”, l’avvio di una discussione di fondo sulle cause della sconfitta e sulle proposte per riprendere il cammino, una riflessione che deve allargarsi oltre i confini di Rifondazione Comunista. Il partito venga gestito in questa fase in maniera collegiale, al di là degli schieramenti ossificati.

- Il vero punto di analisi e di dibattito che proponiamo in questo “congresso di avvicinamento”: come costruire l’opposizione sociale e politica al governo delle destre e al patto consociativo tra PD e PdL verso il bipartitismo, che modifica la nostra Costituzione. Un tema che viene clamorosamente oscurato dal nostro dibattito e che invece deve essere un punto centrale di confronto. Se si partisse da questo, si destrutturerebbero le rigide appartenenze delle mozioni contrapposte e sarebbe possibile trovare punti di analisi e di azione politica comuni fondamentali.

- Andare alle cause della sconfitta per avviare la riflessione verso la nuova fase che occorre aprire. Noi proponiamo tre punti di ricerca. Occorre comprendere la natura profonda della rottura proposta dalla nascita del PD: essa è non solo una rottura con la cultura della sinistra ma anche con il modello costituzionale. La cancellazione della sinistra è funzionale alla deriva bipartitica. Il primo punto di riflessione è il seguente: la stagione del centro sinistra è finita. Prima elaboriamo il lutto, meglio è. Pensare alla riedizione in nuove forme di quella stagione politica è illusorio e sbagliato. Secondo: avevamo detto autonomia dal governo, invece siamo stati subalterni al quadro politico. Abbiamo, cioè, fatto il contrario del 1998 e contraddetto la linea politica approvata al congresso di Venezia. Terzo: una delle motivazioni di fondo di questa deriva consiste nella natura verticistica del processo unitario a sinistra. Non abbiamo portato a conseguenza il conflitto dentro la maggioranza anche perché avrebbe messo in discussione l’alleanza della Sinistra Arcobaleno.

- Nel processo unitario è stato compiuto un errore madornale: pensare che l’unità a sinistra si costruisse attraverso la dissolvenza dei forze esistenti, fino ad immaginarne il superamento. Questo errore non va nascosto ma riconosciuto per non riproporlo. Proponiamo di riprendere il percorso della Sinistra Europea, annunciato e poi di fatto lasciato cadere. La Sinistra Europea era l’intuizione giusta perché non prevedeva lo scioglimento delle forze contraenti ma la condivisione di uno spazio comune. Inoltre la Sinistra Europea aveva due punti fondamentali: la dimensione europea dentro il campo della sinistra di alternativa e la rottura della gerarchia tra partiti e altre forme dell’agire collettivo, si basava cioè sulla pari dignità tra forze politiche, associazioni e realtà di movimento. E’ dentro l’ispirazione di questa radicale innovazione che proponiamo un salto anche nelle forme organizzative del Partito: piena democratizzazione, lotta al leaderismo, due mandati massimo non solo nelle cariche istituzionali ma anche in quelle di segretario/a, sessualizzazione di tutte le cariche di rappresentanza del partito (un uomo e una donna).