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	<title>Disarmare Innovare Rifondare</title>
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	<description>Blog di appoggio alla mozione De Cesaris-Russo-Stramaccioni al VII congresso del PRC-SE</description>
	<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 17:04:05 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Prc, falsa guerra tra conservatori e innovatori</title>
		<link>http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/2008/11/11/prc-falsa-guerra-tra-conservatori-e-innovatori/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 17:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli e interventi]]></category>

		<category><![CDATA[Diliberto]]></category>

		<category><![CDATA[Fava]]></category>

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		<description><![CDATA[La vera questione da discutere è un&#8217;altra: non ridurre la nostra rifondazione a governismo 
Esiste il rischio di una precipitazione. I sinistri scricchiolii che preparano questo movimento tellurico non si colgono più solo con gli strumenti sofisticati degli addetti ai lavori, si vedono ad occhio nudo: basta leggere i giornali e le interviste che vengono rilasciate.
Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La vera questione da discutere è un&#8217;altra: non ridurre la nostra rifondazione a governismo</strong> </p>
<p>Esiste il rischio di una precipitazione. I sinistri scricchiolii che preparano questo movimento tellurico non si colgono più solo con gli strumenti sofisticati degli addetti ai lavori, si vedono ad occhio nudo: basta leggere i giornali e le interviste che vengono rilasciate.<br />
Da un lato Fava, dall&#8217;altro Diliberto, di fatto pongono l&#8217;esigenza di aut aut: un nuovo partito di sinistra (senza aggettivi) e la lista alle europee o l&#8217;unità dei comunisti. Mussi è ancora più esplicito: «Noi lavoriamo per unire tutta la sinistra. Se non sarà possibile, si unirà quella che è possibile». Ritorna il ben noto &#8220;chi ci sta, ci sta&#8221;.<span id="more-259"></span><br />
Guardiamo in faccia la realtà: Se facessimo l&#8217;una o l&#8217;altra scelta, il risultato sarebbe la scissione di Rifondazione Comunista. E non serve a niente bandirla dal proprio vocabolario se poi si insegue una di quelle due strade.<br />
Lo dico senza mezzi termini: sono assolutamente contrario alla scissione e lo sono in nome dell&#8217;innovazione di Rifondazione Comunista e non della conservazione dell&#8217;identità comunista, ossificata e celebrata in riti più o meno esoterici.<br />
Sarò ancora più chiaro ed esplicito, sono contro la scissione in nome dell&#8217;innovazione elaborata e prodotta durante la segreteria di Fausto Bertinotti: dalla rottura con il governo Prodi del 1998, a Genova, all&#8217;internità al movimento altermondialista, alla nonviolenza, alla critica del potere.<br />
Sono contro la scissione perché non voglio scindere la rifondazione dal comunismo. Non voglio rassegnarmi a che l&#8217;esito della nostra vicenda sia avere una rifondazione senza comunismo e un comunismo senza la rifondazione. Su questo punto, sono completamente d&#8217;accordo con l&#8217;articolo scritto dal segretario su Liberazione la scorsa settimana. Le innovazione prodotte da Rifondazione in questi anni hanno avuto una forza perché prodotte dentro una prospettiva che è quella dell&#8217;alternativa di società, della trasformazione, dell&#8217;altro mondo possibile. Non sono state vissute o apparse come adattamento alla realtà data o moderatismo. Se, invece, le separiamo da quell&#8217;orizzonte, perdono la capacità di rappresentare una rottura con l&#8217;ordine esistente.<br />
Per questo motivo, la prospettiva per cui mi batto è l&#8217;oltre nella rifondazione e non l&#8217;oltre rifondazione.<br />
Ma c&#8217;è un altro punto in cui non concordo con Ferrero.<br />
Il paragone con l&#8217;Occhetto della Bolognina non mi sembra per nulla azzeccato, sia che si voglia brandirlo come un capo d&#8217;accusa per dimostrare il tradimento avvenuto, ovvero l&#8217;abiura del comunismo, sia per dimostrare il suo contrario, ovvero che l&#8217;abiura non c&#8217;è e che si tratta solo dell&#8217;abbaglio di dogmatici settari, come dice Rina Gagliardi.<br />
Casomai, il paragone possibile è con l&#8217;Ingrao di Arco: stare nel gorgo. Ovvero, la scelta allora di non uscire dal PdS, per il rifiuto di una deriva giudicata minoritaria, settaria e identitaria e, invece, di accettare la sfida di far vivere l&#8217;orizzonte del comunismo, dentro una dimensione più generale, come, appunto, una componente dentro una formazione più larga, con un altro orientamento generale.<br />
La discussione sull&#8217;indicibilità del comunismo, quindi, ne cela un&#8217;altra: direi che sarebbe opportuno parlare direttamente di quella. Il tema della discussione è la nostra autonomia. Se, cioè, è possibile investire, dal punto di vista della politica, quindi in maniera incidente nella società e nelle istituzioni, sul progetto della rifondazione comunista oppure se ciò è impossibile e, pertanto, oggi una cultura comunista possa vivere soltanto dentro un contenitore più vasto, dentro un partito di sinistra senza aggettivi.<br />
Non voglio sfuggire un punto sollevato da Rina Gagliardi: Rifondazione Comunista e la sinistra hanno subito un tracollo che va investigato.<br />
Nel nostro congresso, siamo rimasti troppo attaccati alla contingenza del momento. Ci eravamo permessi di proporre un congresso di avvicinamento, per la profondità della discussione, che deve impegnarci in una ricerca senza rete, per riflettere, non solo sui due anni del governo Prodi ma su un intero ciclo politico, venuto a conclusione e non riproponibile, quello del centro sinistra.<br />
In questi quindici anni, siamo stati due volte al governo del Paese e tutte e due le volte si è trattato di una esperienza fallita. Ci sarà pure un perché che risiede oltre i nostri errori soggettivi e che rimanda a una condizione oggettiva.<br />
Insomma, la sconfitta drammatica della Sinistra Arcobaleno ci parla di qualcosa di più di fondo. Un fallimento che sarebbe stato tale anche presentando il 13 aprile il nostro simbolo con tanto di falce e martello. Lo sbaragliamento di quella lista, quindi, è solo l&#8217;epifenomeno di ciò che dovremmo indagare con maggiore rigore e profondità: il fallimento della sinistra di governo.<br />
Qui c&#8217;è un punto che esce fortissimo dal congresso: il nostro posizionamento all&#8217;opposizione. Non un destino, una condizione ontologica dell&#8217;essere comunisti in una società borghese. Non la banalità dell&#8217;argomento per cui allora basterebbe mettersi all&#8217;opposizione per recuperare il terreno perduto. Si tratta di un&#8217;altra cosa, di una scelta politica di fase che indica innanzitutto un posizionamento nella società, una condizione necessaria anche se non sufficiente per riprendere il cammino interrotto. Ma una direzione del tutto differente da quella della sinistra di governo che propongono i compagni di SD.<br />
Sono contro quella scelta non in nome dell&#8217;ortodossia comunista ma perché contrasto il governismo e il moderatismo che ne consegue, vere cause della sconfitta.<br />
Così come sono contrario all&#8217;ipotesi della costituente comunista o all&#8217;unificazione con il PdCI.<br />
Splendido isolamento? No, autonomia ! Investimento sul progetto della rifondazione comunista e sulla costruzione di una sinistra di alternativa, un campo, cioè, che fa di quel posizionamento una scelta condivisa.<br />
La scissione va contrastata apertamente anche perché non sono rassegnato a un partito uniforme culturalmente. Penso che dentro rifondazione comunista possano e debbano vivere culture differenti e che tutta Rifondazione debba continuare e implementare l&#8217;apertura a tutte le culture critiche del capitalismo contemporaneo e le sperimentazioni più avanzate di fuoriuscita dalle politiche neoliberiste.<br />
La guerra interna vuole ridurre il dibattito dentro Rifondazione allo scontro tra innovatori e identitari oppure, al contrario, tra comunisti doc e traditori. Non voglio obbedire e ancora, assieme a tante altre e altri, con le nostre modeste forze, intendo contribuire a dipanare il filo della rifondazione comunista.<br />
11/11/2008<br />
 </p>
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		<title>Guardiamo in faccia la realtà</title>
		<link>http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/2008/11/05/guadiamo-in-faccia-la-realta/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 10:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli e interventi]]></category>

		<category><![CDATA[Elezioni Europee]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardiamo in faccia la realtà: siamo probabilmente alla vigilia di una precipitazione drammatica dentro Rifondazione Comunista. Questa precipitazione, accelerata dall’accantonamento dell’introduzione dello sbarramento per le elezioni europee, si chiama nuovamente scissione. I sinistri scricchiolii che preparano questo nuovo movimento tellurico non si colgono più solo con gli strumenti sofisticati degli addetti ai lavori, si vedono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/05/decesaris.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-13" title="Walter De Cesaris" src="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/05/decesaris.jpg" alt="" width="123" height="98" /></a>Guardiamo in faccia la realtà: siamo probabilmente alla vigilia di una precipitazione drammatica dentro Rifondazione Comunista. Questa precipitazione, accelerata dall’accantonamento dell’introduzione dello sbarramento per le elezioni europee, si chiama nuovamente scissione. I sinistri scricchiolii che preparano questo nuovo movimento tellurico non si colgono più solo con gli strumenti sofisticati degli addetti ai lavori, si vedono ad occhio nudo: basta leggere i giornali e le interviste che vengono rilasciate (l’ultima, quella del compagno  Migliore sul Manifesto).<span id="more-258"></span><br />
Non mi interessa il gioco, un po’ cinico e meschino, del passarsi il cerino acceso in mano per vedere a chi resta alla fine, lo scarica barile del rimpallo delle responsabilità o la ricerca del casus belli. Sappiamo  che si cerca sempre una scusa per dire che la guerra è stata scatenata dall’altro e conosciamo la retorica patriottarda con cui si galvanizzano le truppe: il nostro nemico è il vecchio e il passato;  il futuro sta con noi! Noi siamo gli innovatori,  quelli che si lanciano nelle sfide del nuovo secolo; gli altri corrono col collo rivolto all’indietro,  cercano la sicurezza dei vecchi porti, hanno paura del mare aperto!<br />
Lo dico senza mezzi termini: sono assolutamente contrario alla scissione e lo sono in nome dell’innovazione di Rifondazione Comunista e non della conservazione dell’identità comunista, ossificata e celebrata in riti più o meno esoterici.<br />
Sarò ancora più chiaro ed esplicito, sono contro la scissione in nome dell’innovazione elaborata e prodotta durante la segreteria di Fausto Bertinotti: dalla rottura con il governo Prodi del 1998, a Genova, all’internità al movimento altermondialista, alla nonviolenza, alla critica del potere.<br />
Sono contro la scissione perché non voglio scindere  la rifondazione dal comunismo. Non voglio rassegnarmi  a che l’esito della nostra vicenda sia avere una rifondazione senza comunismo e un comunismo senza la rifondazione. Su questo punto, sono completamente d’accordo con l’articolo  scritto dal segretario su Liberazione di domenica. Le innovazione prodotte da Rifondazione in questi anni hanno avuto una forza perché prodotte dentro una prospettiva che è quella dell’alternativa di società, della trasformazione, dell’altro mondo possibile. Non sono state vissute o apparse come adattamento alla realtà data o moderatismo. Se, invece, le separiamo da quell’orizzonte, perdono la capacità di rappresentare una rottura con l’ordine esistente.<br />
Per questo motivo, la prospettiva per cui mi batto è l’oltre nella rifondazione e non l’oltre rifondazione.<br />
Ma c’è un altro punto in cui non concordo con Ferrero.<br />
Il paragone con l’Occhetto della Bolognina non mi sembra per nulla azzeccato, sia che si voglia brandirlo come un capo d’accusa per dimostrare il tradimento avvenuto, ovvero l’abiura del comunismo, sia per dimostrare il suo contrario, ovvero che l’abiura non c’è e che si tratta solo dell’abbaglio di dogmatici settari, come dice Rina Gagliardi.<br />
Casomai, il paragone possibile è con l’Ingrao di Arco: stare nel gorgo. Ovvero, la scelta allora di non uscire dal PdS , per il rifiuto di una deriva giudicata minoritaria, settaria e identitaria e, invece,  di accettare la sfida di far vivere l’orizzonte del comunismo, dentro una dimensione più generale, come, appunto, una componente dentro una formazione più larga, con un altro orientamento generale.<br />
La discussione sull’indicibilità del comunismo, quindi, ne cela un’altra: direi che sarebbe opportuno parlare direttamente di quella. Il tema della discussione è la nostra autonomia. Se, cioè, è possibile investire, dal punto di vista della politica, quindi in maniera incidente nella società e nelle istituzioni, sul progetto della rifondazione comunista oppure se ciò è impossibile e, pertanto, oggi una cultura comunista possa vivere soltanto dentro un contenitore più vasto, dentro un partito di sinistra senza aggettivi.<br />
Non voglio sfuggire un punto sollevato da Rina Gagliardi: Rifondazione Comunista e la sinistra hanno subito un tracollo che va investigato.<br />
Nel nostro congresso, siamo rimasti troppo attaccati alla contingenza del momento. Ci eravamo permessi di proporre un congresso di avvicinamento, per la profondità della discussione, che deve impegnarci in una ricerca senza rete, per riflettere, non solo sui due anni del governo Prodi ma su un intero ciclo politico, venuto a conclusione e non riproponibile, quello del centro sinistra.<br />
In questi quindici anni, siamo stati due volte al governo del Paese e tutte e due le volte si è trattato di una esperienza fallita. Ci sarà pure un perché che risiede oltre i nostri errori soggettivi e che rimanda a una condizione oggettiva.<br />
Qui c’è un punto che esce fortissimo dal congresso: il nostro posizionamento all’opposizione. Non un destino, una condizione ontologica dell’essere comunisti in una società borghese.  Non la banalità dell’argomento  per cui allora basterebbe mettersi all’opposizione per recuperare il terreno perduto. Si tratta di un’altra cosa, di una scelta politica di fase che indica innanzitutto un posizionamento nella società, una condizione necessaria anche se non sufficiente per riprendere il cammino interrotto. Ma una direzione del tutto differente da quella della sinistra di governo che propongono Mussi e i compagni di SD.<br />
Sono contro quella scelta non in nome dell’ortodossia comunista ma perché contrasto il governismo e il moderatismo che ne consegue, vere cause della sconfitta.<br />
Così come sono contrario all’ipotesi della costituente comunista o all’unificazione con il PdCI.<br />
Splendido isolamento? No, autonomia ! Investimento sul progetto della  rifondazione comunista e sulla costruzione di una sinistra di alternativa, un campo, cioè, che fa di quel posizionamento una scelta condivisa.<br />
La scissione va contrastata apertamente anche perché non sono rassegnato a un partito uniforme culturalmente. Penso che dentro rifondazione comunista possano e debbano vivere culture differenti e che tutta Rifondazione debba continuare e implementare l’apertura a tutte le culture critiche del capitalismo contemporaneo e le sperimentazioni più avanzate di fuoriuscita dalle politiche neoliberiste.<br />
La guerra interna  vuole ridurre il dibattito dentro Rifondazione allo scontro tra innovatori e identitari oppure, al contrario, tra comunisti doc e traditori. Non voglio obbedire e ancora, assieme a tante altre e altri, con le nostre modeste forze, intendo contribuire a dipanare il filo della rifondazione comunista.<br />
Walter De Cesaris</p>
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		<title>Oltre Rifondazione o oltre nella rifondazione?</title>
		<link>http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/2008/10/19/oltre-rifondazione-o-oltre-nella-rifondazione/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 17:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Oltre]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Prc non porta una proposta di conservazione ma di innovazione. Perché la cancellate dal vostro vocabolario? 
Le riflessioni che ha avanzato Sansonetti sono molte, stimolanti e presentate con la consueta intelligenza. Io le vorrei discutere non dal punto di vista del dibattito più teorico ma da quello dell&#8217;attualità politica.
Se volessimo sottilizzare, potremmo dire che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/05/decesaris.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-13" title="Walter De Cesaris" src="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/05/decesaris.jpg" alt="" width="123" height="98" /></a>Il Prc non porta una proposta di conservazione ma di innovazione. Perché la cancellate dal vostro vocabolario? <br />
Le riflessioni che ha avanzato Sansonetti sono molte, stimolanti e presentate con la consueta intelligenza. Io le vorrei discutere non dal punto di vista del dibattito più teorico ma da quello dell&#8217;attualità politica.<br />
Se volessimo sottilizzare, potremmo dire che la differenza sta in una preposizione articolata. Ma, &#8220;se per un punto Martin perse la cappa&#8221;, anche in questo caso, una semplice parola può segnare una differenza grande. Andare oltre Rifondazione Comunista oppure andare oltre &#8220;nella&#8221; rifondazione comunista ? In quel &#8220;nella&#8221; sta la questione.<span id="more-257"></span><br />
Decine di migliaia di compagne e compagni, la maggioranza di Rifondazione Comunista, a quel &#8220;nella&#8221; ci tiene molto ( e penso che ci tengano a quel &#8220;nella&#8221; anche molte compagne e compagni che hanno sostenuto la tesi uscita sconfitta di misura).Il problema non è &#8220;l&#8217;oltre&#8221;, ma, se posso usare questa espressione un po&#8217; contorta, &#8220;l&#8217;oltre verso dove&#8221;.<br />
La differenza, quindi, non è tra innovatori e conservatori, tra coloro che intendono affrontare le nuove sfide del millennio con idee innovative e vecchie mummie che per paura del nuovo si rifugiano nella gabbia identitaria delle certezze del passato.<br />
C&#8217;è un&#8217;altra opinione in campo e questa è quella oggi prevalente dentro il Partito. L&#8217;innovazione parte da un investimento su Rifondazione Comunista e sulla svolta a sinistra. Non è una proposta di conservazione ma di innovazione. Perché la cancellate dal vostro vocabolario? Eppure è proprio questa rifondazione comunista che vi ha attratto dentro un ambito, un campo che è stato quello del movimento di Genova, del movimento altermondialista, della rottura della gabbia delle compatibilità. Questa rifondazione comunista ha compiuto dei cambiamenti, ha proposto delle rotture con l&#8217;ortodossia. Perché non la ritenete più possibile ?<br />
Oggi, poi, che emerge con così drammatica nettezza l&#8217;insostenibilità sociale, ambientale ed economica del capitalismo, perché dovremmo dismettere un punto di vista che ci permette di poter avanzare una critica di fondo e di pensare e lavorare alla costruzione di una alternativa di società ?<br />
Le domande di fondo che Rossana Rossanda ha posto a tutte le sinistre e la stessa interlocuzione con esse che ha avanzato Fausto Bertinotti non rendono affatto inutile o senza possibilità di una interlocuzione politica densa di futuro quel punto di vista.<br />
Farei, quindi, una sommessa preghiera ai sostenitori della tesi dell&#8217; &#8220;oltre Rifondazione&#8221;. Non dipingete un interlocutore a vostro piacimento per infilzarlo meglio.<br />
Non è vero, innanzitutto nell&#8217;attualità della politica e del conflitto sociale.<br />
I fatti parlano chiaro e non è che se li nascondi, allora cessano di essere veri.<br />
C&#8217;è stata una grande manifestazione della sinistra sociale e politica. A questa manifestazione hanno partecipato decine e decine di migliaia di persone, almeno due o trecento mila. Questa manifestazione è stata promossa da intellettuali ed esponenti di differenti movimenti e dal palco hanno parlato rappresentanti di realtà di lotta. Non mi sembra di aver sentito i comizi dei leader dei partiti i cui militanti in tante e tanti hanno sfilato legittimamente e unitariamente con le proprie bandiere, le proprie idee, le proprie proposte.<br />
Dove è il rifugio identitario o la fuga dai conflitti reali per rifugiarsi nel nirvana dei sacri testi ?<br />
Mi sembra molto più identitaria e settaria la manifestazione del PD, dal cui palco l&#8217;evento fondamentale sarà il comizio del loro segretario.<br />
Quello di Rifondazione Comunista, invece, ha proposto un coordinamento tra tutte le forze dell&#8217;opposizione che parta dai conflitti reali, viva nei territori e si ponga come uno strumento unitario di partecipazione tra e oltre i partiti.<br />
E&#8217; molto, è poco ? Si può discutere, si proponga altro. Ma nel concreto, non la solfa di formule politiciste: costituente di quello o di quell&#8217;altro. Questo si è una deriva settaria perché cerca di mettere un&#8217;uniforme addosso a chi oggi non le vuole e chiede, invece, di ripartire da concreto delle lotte.<br />
Il punto è un altro: come portare avanti i contenuti di quella manifestazione, come estendere e radicare quell&#8217;esperienza. Cosa non semplice perché, come si dice, una rondine non fa primavera e per riconquistare la credibilità e la forza perdute non basta superare una prova. Occorre andare avanti e fare di più e meglio.<br />
Rifondazione ha deciso, inoltre, assieme alle altre forze della sinistra, di raccogliere le firme per abrogare il lodo Alfano. E&#8217; uno scandalo ? Non mi sembra. Mi sembra, mettere la sinistra lungo una lunghezza d&#8217;onda che è dentro il sentimento profondo del suo popolo: la lotta contro i privilegi e l&#8217;uso ad personam delle leggi.<br />
L&#8217;errore sarebbe separare questione democratica con la questione sociale. Ma, proprio la manifestazione dell&#8217;11 ottobre dimostra il suo contrario: la volontà di unire questi aspetti in un proposta generale di cambiamento che riguarda, quindi, l&#8217;economia, il lavoro, la società e la democrazia.</p>
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		<title>la costituente di sinistra e l&#8217;indicibilità del Comunismo</title>
		<link>http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/2008/10/07/la-costituente-di-sinistra-e-lindicibilita-del-comunismo/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 21:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli e interventi]]></category>

		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>

		<category><![CDATA[Costituente]]></category>

		<category><![CDATA[De Cesaris]]></category>

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		<description><![CDATA[La discussione sull’indicibilità del comunismo ne cela un’altra. Direi che sarebbe opportuno parlare direttamente di quella senza sprecare parole in un dibattito  astratto e  nominalistico. Il vero tema della discussione è la nostra autonomia. Se, cioè, è possibile investire, dal punto di vista della politica, quindi in maniera incidente nella società e nelle istituzioni, sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/05/decesaris.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-13" title="Walter De Cesaris" src="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/05/decesaris.jpg" alt="" width="123" height="98" /></a>La discussione sull’indicibilità del comunismo ne cela un’altra. Direi che sarebbe opportuno parlare direttamente di quella senza sprecare parole in un dibattito  astratto e  nominalistico. Il vero tema della discussione è la nostra autonomia. Se, cioè, è possibile investire, dal punto di vista della politica, quindi in maniera incidente nella società e nelle istituzioni, sul progetto della rifondazione comunista oppure se ciò è impossibile e, pertanto, oggi una cultura comunista possa vivere soltanto dentro un contenitore più vasto, dentro una costituente di una “sinistra senza aggettivi”.<span id="more-256"></span><br />
Da questo punto di vista, se dobbiamo discutere inevitabilmente con la testa girata all’indietro,  il paragone con l’Occhetto della Bolognina non mi sembra per nulla azzeccato, sia che si voglia brandirlo come un capo d’accusa per dimostrare il tradimento avvenuto, ovvero l’abiura del comunismo, sia per dimostrare il suo contrario, ovvero che l’abiura non c’è e che si tratta solo dell’abbaglio di dogmatici settari, orfani di Breznev e Kim il Sung.<br />
Casomai, il paragone possibile è con l’Ingrao di Arco: stare nel gorgo. Ovvero, la scelta di non uscire dal PdS allora, per il rifiuto di una deriva minoritaria, settaria e identitaria e  di accettare, invece, la sfida di far vivere una prospettiva di alternativa e l’orizzonte del comunismo, dentro una dimensione più generale, come, appunto, una componente dentro una formazione più larga, con un altro orientamento generale.<br />
Vorrei invitare, assai modestamente, gli interlocutori che sostengono, ormai mi sembra apertamente e senza più il velo edulcorato e un po’ ipocrita del congresso, la tesi del superamento di Rifondazione Comunista dentro la costituente di una “sinistra senza aggettivi” (proposta del tutto legittima e che va presa assai sul serio) di non cercare, al fine di dimostrare la fondatezza della loro prospettiva, di  costruire un interlocutore di comodo.<br />
L’alternativa non è tra l’innovazione politico e culturale, che inevitabilmente porterebbe alla costituente della “sinistra senza aggettivi” e l’ortodossia identitaria. C’è da misurarsi con un’altra possibilità: quella, appunto, della rifondazione comunista. Altrimenti, cosa abbiamo tentato in questi anni ?<br />
Naturalmente, si possono avere opinioni differenti sullo svolgimento di questa impresa, sul suo andamento alternante, le sue acquisizioni e le difficoltà in cui si dibatte ancora. Ma, l’unica cosa che non si può dire, specialmente da parte di chi è stato protagonista attivo di questa ricerca, è che questa opzione non sia più in campo e che, chi voglia rimanere nell’ambito di una scelta politica che si fonda sull’autonomia di rifondazione comunista, non sia altro che un replicante dei miti dissolti del socialismo reale, destinato a un ruolo di pura testimonianza.<br />
Strappiamo il sipario di questa recita !<br />
Io credo che occorrerebbe affrontare di petto la questione di fondo, senza demonizzare le posizioni che si contestano.<br />
Investire sull’autonomia di Rifondazione Comunista non fa rima con isolamento, autarchia, settarismo, rifugio in una nicchia identitaria e via maldicendo.<br />
E’ il contrario del dna di Rifondazione Comunista.<br />
Nel 1998, noi rompemmo con il governo Prodi e fummo isolati dal quadro politico, messi in un angolo, giudicati con la più infamante accusa che può essere gettata su di un comunista: essere oggettivamente alleato con la destra. Chi non ricorda Nanni Moretti che, all’indomani del voto del 2001, ebbe a dire, cogliendo un veleno che era stato sparso a piene mani, che “Berlusconi poteva ringraziare un solo uomo, artefice vero della sua vittoria, ovvero Fausto Bertinotti”?<br />
Eppure, fummo isolati dalla società e dai movimenti ? Assolutamente no, fummo l’unica forza politica in Italia, e non solo, che seppe cogliere il vento del movimento altermondialista. Certo, sostenemmo uno scontro aspro, subimmo colpi duri (le elezioni europee del 1999), ma la rotta si dimostrò feconda.<br />
Le cose non si ripropongono mai allo stesso modo e oggi la situazione è totalmente differente. Ma quel tema rimane ineludibile e tutti sono chiamati a confrontarsi con esso.<br />
Nel nostro congresso, siamo rimasti troppo attaccati alla contingenza del momento. Ci eravamo permessi di proporre un congresso di avvicinamento, per la profondità della discussione, che deve impegnarci in una ricerca senza rete, per riflettere, non solo sui due anni del governo Prodi ma su un intero ciclo politico, venuto, almeno secondo la mia opinione, a conclusione, quello del centro sinistra.<br />
In questi quindici anni, siamo stati due volte al governo del Paese e tutte e due le volte si è trattato di una esperienza fallita. Ci sarà pure un perché che risiede oltre i nostri errori soggettivi e che rimanda a una condizione oggettiva che va indagata.<br />
Qui c’è un punto che esce fortissimo dal congresso: il nostro posizionamento all’opposizione. Non la banalità di una condizione disperata di chi è fuori dal Parlamento e che, dentro il teatrino della politica di Palazzo, neanche può porsi il problema del governo o dell’opposizione perché è semplicemente fuori. Non un destino, una condizione ontologica dell’essere comunisti in una società borghese.<br />
Si tratta di una scelta politica di fase, che indica innanzitutto un posizionamento nella società che fa seguito alla decisione di investire sulla rifondazione comunista e sulla costruzione di una sinistra di alternativa, un campo, cioè, che fa di quel posizionamento una scelta condivisa.<br />
La vera distanza con la costituente della “sinistra senza aggettivi” è che questa non affronta questo problema. E se lo affronta, lo risolve dal versante opposto, come apertamente, lucidamente e onestamente Mussi e altre compagne e compagni affermano con la scelta di essere sinistra di governo, che è, prima che una condizione oggettiva, una aspirazione che indica un posizionamento nei rapporti politici e nella società.<br />
In ultimo, fermo restando il sacrosanto diritto alla ricostruzione giornalistica del dibattito interno a Rifondazione, vorrei segnalare che è perlomeno semplicistico descriverlo come un conflitto tra chi propone la costituente della sinistra e chi, invece, pensa di costruire un’alleanza con le idee e i progetti dell’Italia dei Valori.<br />
C’è anche qui, un’altra possibilità: l’autonomia di Rifondazione Comunista. E’ questa la linea che ha  vinto al congresso. Se sarà feconda, lo vedremo. Si può voltare la testa da un’altra parte per non vederla, ma non serve, c’è lo stesso.</p>
<p>Walter De Cesaris</p>
<p> </p>
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		<title>la Nuova Segreteria del PRC-SE</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 11:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<category><![CDATA[Direzione]]></category>

		<category><![CDATA[PRC-SE]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Comitato politico nazionale, riunitosi oggi 14 settembre, ha discusso e votato  la formazione di tre organismi dirigenti: la Segreteria nazionale, il tesoriere, la Direzione.
Presenti 275 membri su 281 componenti, votanti 274.

Le votazioni si sono svolte a scrutinio segreto.

Segreteria nazionale:

voti favorevoli 141
voti contrari    130
astenuti              3
il quorum era di 138 voti, la segreteria è quindi stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Tahoma;"><a href="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/05/prc2004_100.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-11" title="Logo PRC 2004" src="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/05/prc2004_100.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Il Comitato politico nazionale, riunitosi oggi 14 settembre, ha discusso e votato  la formazione di tre organismi dirigenti: la Segreteria nazionale, il tesoriere, la Direzione.</p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma;"><strong>Presenti 275 membri su 281 componenti, votanti 274.<br />
</strong><br />
Le votazioni si sono svolte a scrutinio segreto.<br />
<span id="more-254"></span><br />
</span><span style="font-family: Tahoma;"><strong>Segreteria nazionale:<br />
</strong><br />
voti favorevoli 141<br />
voti contrari    130<br />
astenuti              3</p>
<p>il quorum era di 138 voti, </span><span style="font-family: Tahoma;"><strong>la segreteria è quindi stata approvata.<br />
</strong><br />
I componenti, sei membri più il segretario, sono <strong>equamente ripartiti in tre uomini e tre donne</strong>, e sono:</p>
<p>-</span><span style="font-family: Tahoma;"><strong>    Maria Campese                         - Claudio Grassi<br />
-    Eleonora Forenza                     - Gianluigi Pegolo<br />
-    Roberta Fantozzi                      - Claudio Bellotti<br />
</strong></p>
<p></span><span style="font-family: Tahoma;"><strong>La Direzione del prossimo 22 settembre assegnerà gli incarichi di lavoro.<br />
</strong><br />
<strong>Tesoriere - </strong>Sergio Boccadutri  segretario uscente:</p>
<p>voti favorevoli  256<br />
voti contrari       10<br />
astenuti               5<br />
schede bianche    3</p>
<p><strong>Sergio Boccadutri è stato quindi riconfermato tesoriere.</strong><br />
</span><strong><br />
<span style="font-family: Tahoma;">Direzione</span></strong><span style="font-family: Tahoma;">:</p>
<p>60 componenti</p>
<p>voti favorevoli  247<br />
voti contrari       22<br />
astenuti               5<br />
</span><strong><br />
<span style="font-family: Tahoma;">La Direzione è stata approvata. L’elenco dei componenti verrà reso noto quanto prima.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Tahoma;">Lo Statuto</span></strong><span style="font-family: Tahoma;"> ancora al vaglio, verrà ufficialmente pubblicato dopo la riunione della Direzione del 22 settembre.<br />
</span><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span>Per info Maria Grazia Di Santo 06.44182238, Cinzia Bronzatti 328.1931298, Hamadi Zribi 333.4408921, Lina Bianconi 338.2395433</span></strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Riflessioni dopo Cianciano. Al PRC serve l’”unità” per RIFONDARE una forza politica credibile.</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 10:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli e interventi]]></category>

		<category><![CDATA[Ida Riccardo]]></category>

		<category><![CDATA[Rifondare]]></category>

		<category><![CDATA[Unità]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stretto il rapporto tra la politica e il tempo. La prima, infatti, non può permettersi di perdere il contatto con gli eventi senza correre il rischio di perderlo con se stessa. Oggi, nel nostro paese, il divario tra la politica e il tempo sembra quasi incolmabile. Il fiume in piena, che ha travolto Prodi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/09/chianciano.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-253" title="chianciano" src="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/09/chianciano.jpg" alt="" width="121" height="88" /></a>E’ stretto il rapporto tra la politica e il tempo. La prima, infatti, non può permettersi di perdere il contatto con gli eventi senza correre il rischio di perderlo con se stessa. Oggi, nel nostro paese, il divario tra la politica e il tempo sembra quasi incolmabile. Il fiume in piena, che ha travolto Prodi e l’arcobaleno, nasce dai processi di modernizzazione del sistema, i cui tempi sono velocissimi ed hanno disgregato le radici della sinistra. La risposta politica non può essere banale o ideologica, poiché, è in gioco la qualità delle nostre stesse vite. <span id="more-252"></span><br />
Un’idea forte è quella di proporre l’autonomia dalla borghesia partendo dai nostri valori, e costruendo un partito comunista (che ancora oggi non c’è), in grado di dar vita ad un’alternativa vera al capitalismo, stando, però, dentro i processi e capace di trasformarne i valori rimanendo in mezzo alle contraddizioni e combattendole nel quotidiano.<br />
Occorre un’operazione politico culturale che crei le condizioni per “nuove” forme di lotta, e coinvolga il sindacato, perché la contraddizione tra capitale e lavoro ha messo in pericolo la stessa sopravvivenza della specie umana, nel senso che anche l’equilibrio psico-fisico dei lavoratori e dei cittadini non è più garantito.  <br />
Noi, invece, dell’evento che ci ha travolti, diamo le colpe agli altri, come se non volessimo affrontare le nostre responsabilità per quanto ci è accaduto. Travolti dal fiume in piena è stato come se non ci fossimo più riconosciuti in un progetto politico che ci rappresentasse, e a conferma della brutta fase storica di cui siamo protagonisti, nell’ultimo congresso non abbiamo dato un buon spettacolo, i giochi di “potere” per tenere in mano un contenitore, che è da riempire, sono stati fatti “senza colpo ferire” quindi, bene abbiamo fatto ad astenerci dal voto per il segretario: la fase aveva bisogno di tempi lunghi per far sedimentare gli eventi.<br />
Davanti all’ennesima sconfitta della sinistra i compagni sostengono la necessità di ritrovare alcuni l’unità della sinistra, altri l’unità dei comunisti. A questi compagni mi piacerebbe dire che è più opportuno e auspicabile riconoscersi nell’“unita di classe”, perché, mai come oggi, con la frammentazione sociale in atto, urge costruire una consapevolezza nella società, che deve tradursi nel riconoscimento di chi rappresenta questi interessi e verificare se nel contempo sia stata posta in essere una “unità a sinistra”. Ben venga questa nuova “unione”, però, non ci dobbiamo far fagocitare da “loro”, ma essere in mezzo a “loro” se vogliamo operare una trasformazione nella società. Il nostro obiettivo deve essere quello di scioglierli nell’abbraccio. Dovremmo tornare ai tempi dello slogan “unità e radicalità” e ripartire da lì, tenendo presente qual è lo stato delle classi subalterne afflitte dalla povertà che prende forme diverse. Se non vogliamo fare metafisica dovremmo riuscire a costruire un senso comune democratico, un maggior senso d’appartenenza capace di ribellarsi all’ingiustizia e all’intolleranza.<br />
La disarticolazione della società ha prodotto il qualunquismo ed ha posto un problema d’identità delle persone, che hanno difficoltà a riconoscersi e a identificarsi in un progetto, in un ideale, perché è più facile delegare a un leader carismatico. Il risultato elettorale ci dice che l’elettorato ci ha percepiti “inutili e superfui”. Il reinsediamento politico va costruito partendo dall’alleanza tra donne e uomini, che sentono la necessità di un’azione che riporti al primo posto dell’agenda politica la riconquista di condizioni di vita dignitose per tutti. Questa dovrebbe essere la priorità, il paese in cui lo Stato non garantisca a tutti i cittadini livelli minimi di sopravvivenza ma crei disparità e nuove povertà non è un paese civile. Basterebbe esigere che fossero attuati i valori della nostra Costituzione, fondata sul lavoro, che garantisce a tutti l’istruzione gratuita e di qualità, che non discrimina né per religione, né per differenza di genere, né per censo. Va avviato un processo di ricostruzione paziente, di reinsediamento nei territori, con le/i singole/i cittadine/i e i soggetti sociali, con processi di inclusione e di partecipazione, al fine di costruire una opposizione plurale e sociale alle destre, che dia prospettiva politica alla mobilitazione e restituisca una dimensione sociale dell’agire politico. La politica si ri-legittima esclusivamente a partire dalle risposte ai problemi della gente, che le scelte di governo producono e costruendo un’opposizione che deve ritessere le relazioni in una società sempre più frammentata e parcellizzata.<br />
 Dire da dove ripartire innovandoci e innovando, non mettendo la coda tra le gambe, ma consapevoli che non abbiamo niente da perdere. Dobbiamo riprenderci i diritti negati, la dignità, il tempo, la libertà. L’“identità comunista” non è una cosa fissa ed esterna a noi. L’identità è qualcosa di vivo che è in noi, ci accompagna e si trasforma con noi; è il punto di equilibrio tra dentro e fuori, è la consapevolezza delle nostre radici, che ci sostengono, senza avvilupparci nelle scelte e nel perseguimento degli obiettivi, che cambiano ogni giorno perché il mondo cambia e noi dobbiamo muoverci in sintonia con esso, non all’unisono nè partendo da un punto fisso e immutabile, l’”identità comunista”. Questo ritornello può diventare l’escamotage per non prendersi le proprie responsabilità. Basta con l’essere dogmatici rigidi e ancorati alle nostre verità; rilevante è ascoltare le verità degli altri. Punto positivo di Chianciano è che un partito, giunto al congresso diviso, ne sia ripartito unito, anche se con due anime. Questo concetto dell’unità è un valore che va difeso, invocato e tutelato, un’altra scissione sarebbe stata mortifera per il partito. Ora, da qui si ri-parte per ri-cercare insieme gli spazi e la credibilità che il mondo spietato della globalizzione ci ha tolto. Urge che ce ne riappropriamo, visto che, per dirla alla Sabina Guzzanti, siamo capaci di rimanere inerti a qualunque prepotenza, stiamo perdendo velocemente i diritti acquisiti con anni di lotte dei lavoratori e l’afasia avvolgente del qualunquismo e dei luoghi comuni ci sta soffocando.<br />
Il PRC fino ad oggi ha subito le varie scissioni apparentemente sul tema: “governo si”, “governo no”. La verità è che nell’attuare la linea politica, nel metterla in pratica, più si definivano i confini dell’agire e più venivano fuori le differenze che erano punti di vista strategici e non tattici.<br />
Questa volta, per l’ennesima volta (la settima, per l’esattezza), si è ripresentato il problema. La parola d’ordine è stata: rimaniamo tutti dentro; è stata invocata l’unità del partito. Tale dato, è un valore che la nostra comunità ha acquisito e questo è un fattore di crescita, il dato più rilevante di questo turbolento congresso. A fronte di un congresso, in cui è stato detto tutto e il contrario di tutto, a cominciare dal neo eletto segretario, che ha fatto abiura sulla passata esperienza, ed è parso non ricordare di essere stato ministro del governo Prodi, nel quale è rimasto fino alla fine e non ha mai fatto cenno all’opportunità di dimettersi.<br />
A fronte di tutto ciò mi consola, mi rafforza, mi dà speranza e coraggio questa volontà; la cooperazione a un progetto comune nonostante le differenze che ci potrebbero dividere. Bella sfida a noi stessi.<br />
Per finire, la metafora: è una casa in comune, un senso di appartenenza per un progetto condiviso, partendo dai bisogni; poiché, è stato il voler essere a tutti i costi “altro” che ci ha reso marginali. Ma che significa voler essere “altro”? Altro rispetto a chi e a che cosa? La verità è che non è semplice dover definire ciò che si è e, soprattutto, ciò che si intendere essere, sotto l’urto di eventi quali quelli del 13 Aprile, che ci ha cancellato dal Parlamento, consegnandoci alla peggiore destra dell’Europa Occidentale e non per il suo valore ma per i nostri errori (in termini numerici il centro-destra ha conservato gli stessi voti che sono aumentati in termini percentuali solo perché a sinistra si è registrata una defezione al voto. La retorica e le paure di questi anni ci hanno regalato un paese in decoazione: a giugno la produzione industriale è crollata di quasi sette punti, l’inflazione è andata letteralmente in fuga erodendo drammaticamente la capacità d’acquisto dei nostri già bassi salari; per il 2008 la crescita sfiorerà lo zero per assestarsi successivamente tra l’1,0 e l’1,2%; quindi ben al di sotto della media. Pensare che basti una sforbiciata della spesa pubblica per rilanciare lo sviluppo è pura illusione. La verità è che nessuno sa da dove e come cominciare quando la crisi di credibilità della politica è arrivata all’indistinguibilità tra maggioranza e opposizione.<br />
Quindi ho trovato sana la proposta di ricomposizione unitaria come strada di ricerca e non di separati in casa. Oggi urge definire cosa vogliamo fare, non è il momento di parlare del contenitore, ma di cosa vogliamo essere e per fare cosa e solo in seguito decidere con chi.</p>
<p><strong>Contributo di: Ida Riccardo da Matera</strong></p>
<p> </p>
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		<title>Sconfitti, non fondiamo un&#8217;area nel Prc. Ma un congresso non è la fine del partito</title>
		<link>http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/2008/08/07/sconfitti-non-fondiamo-unarea-nel-prc-ma-un-congresso-non-e-la-fine-del-partito/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 07:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La mozione congressuale &#8220;Disarmiamoci!&#8221;, finisce qui il suo percorso.
Abbiamo condiviso una importante esperienza. Alcuni di noi, stavano per lasciare e non avrebbero partecipato al congresso. Abbiamo, invece, preso la parola. Abbiamo cercato di praticare, anche nelle relazioni tra di noi, un altro modo di fare politica. Si sono attivate, con le riunioni, gli interventi su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/06/elmetto.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-206" title="elmetto" src="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/06/elmetto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La mozione congressuale &#8220;Disarmiamoci!&#8221;, finisce qui il suo percorso.<br />
Abbiamo condiviso una importante esperienza. Alcuni di noi, stavano per lasciare e non avrebbero partecipato al congresso. Abbiamo, invece, preso la parola. Abbiamo cercato di praticare, anche nelle relazioni tra di noi, un altro modo di fare politica. Si sono attivate, con le riunioni, gli interventi su Liberazione , la comunicazione orizzontale, esperienze e intelligenze.<span id="more-250"></span> <br />
Noi siamo stati sconfitti. Non è stata sconfitta solamente la nostra mozione: avendo raccolto soltanto l&#8217;1,52% dei consensi, non avevamo la pretesa di essere ‘vincenti&#8217;. Parliamo di qualcosa più di fondo, dell&#8217;ispirazione che ci ha fatto incontrare lungo il percorso di questo congresso: evitare la spaccatura verticale del partito. Questo non voleva dire evitare il conflitto e la decisione su punti fondamentali di linea politica. Significava una cosa diversa: che il conflitto sui contenuti non si trasformasse in guerra interna, in schieramenti ossificati, ostili e non comunicanti.<br />
Ci abbiamo provato, non ci siamo riusciti, ma non siamo pentiti.<br />
Anzi, siamo debitori a quanti/e hanno sostenuto il 5° documento per aver consentito a tutti/e noi di non restare muti/e e di far sentire una voce, che riteniamo ancora essere quella della ragionevolezza e dell&#8217;invito alla ricerca e alla mobilitazione unitarie.<br />
Il percorso organizzato intorno al documento è finito perché il congresso è alle nostre spalle. Rinunciamo, cioè, a trasformare il documento in una area politica e programmatica dentro il partito.<br />
Questo non significa che non possiamo incontrarci, scambiarci opinioni e sviluppare un confronto. La differenza è in quel «possiamo». Se formassimo una componente, quel «possiamo» diverrebbe un «dobbiamo». Chi vuole, in modi liberi, senza discipline e senza organigrammi. Rinunciamo a soldi (saranno pochi ma ci sono sempre stati), posti di diritto in organigrammi, funzionari, ecc. Anche per le cariche. Ferrero ha annunciato che chiederà a tutte le mozioni di entrare in segreteria e a tutti di avere incarichi. Per quanto ci riguarda, non faremo proposte, non ci riuniremo per fare elenchi (peraltro sarebbero alquanto brevi), ecc. Se il segretario, la direzione, ecc. avanzeranno proposte a compagne e compagni che hanno votato il 5° documento, esse/i decideranno liberamente, come donne e uomini singoli/e. Al cpn, si interverrà e si voterà, ognuno secondo le proprie idee e la propria coscienza. Così ovunque. Non avremo richieste per il futuro responsabile dell&#8217;organizzazione per sistemare con incarichi compagne o compagni nelle federazioni.<br />
Non vogliamo restare soli. Vogliamo stare assieme con tutte e con tutti.<br />
Non è un modo per lasciarci. Forse è l&#8217;unico modo per restare davvero assieme per libera scelta.<br />
Questo ci porta all&#8217;attualità di queste ore.<br />
Le interpretazioni sul documento approvato sono al di là di ogni lettura politicamente onesta. Stalinismo, rinculo identitario, settarismo, chiusura, ecc. Si tratta di mistificazioni belle e buone. Chi ha la memoria corta, non fa molta strada. Ricordate cosa dissero di Bertinotti e del Prc nel 1998 e dopo nel 2001, quando ci presentammo da soli? Parole analoghe e peggiori di oggi. Poi, le cose cambiarono…Perché? Perché dimostrammo che avevamo una forza e con le forze si fanno i conti.<br />
Certo, ci sono posizioni più ragionate come quelle di Gigi Sullo, o più appassionate come quelle di Revelli che pongono comunque questioni cruciali: comprendere le dinamiche sociali, come rispondere alle politiche di Berlusconi, come ritessere le fila dei movimenti di opposizione e di alternativa, quali alternative economiche prospettare oltre il keynesismo, come ripensare «l&#8217;apparecchio politico» (Gramsci), cioè il partito. A Chianciano si è ancora una volta rivelato che se il partito diviene una istituzione totale, questa genera dinamiche regressive e relazioni aggressive, distruttive della collettività e dei rapporti finanche personali. È tempo di richiamarsi alle motivazioni etico-politiche di fondo e alle vocazioni del nostro personale impegno: la critica del potere passa anche attraverso una critica del nostro modo di essere soggettivo, dei nostri comportamenti e delle nostre motivazioni e azioni. Il potere corrompe: è il liberale Lord Acton a ricordarcelo prima ancora del subcomandante Marcos. Il partito deve dotarsi di anticorpi, quelli di Carrara erano i primi, ma ne occorrono di più forti.<br />
A Chianciano il tentativo di un documento quale sintesi unitaria o per circoscrivere il dissenso a pochi punti da votare alternativamente per parti separate sarebbe stato possibile.<br />
La responsabilità spetta a chi ha prima lasciato trascorrere il tempo senza discutere e poi fatto precipitare la situazione con l&#8217;abbandono della commissione senza permettere in quella sede la discussione e il pronunciamento con i voti.<br />
Nella seduta del cpn, abbiamo avanzato la proposta di non passare ai voti per l&#8217;elezione del segretario e di eleggere al suo posto i o il portavoce. Non siamo stati ascoltati e ci siamo astenuti , votando scheda bianca. Nulla di personale contro Ferrero che, anche per questo, ha superato di soli due voti il quorum richiesto, ma, in coerenza con la nostra impostazione, avevamo chiesto un passo indietro anche a lui.<br />
Delle prime ore, apprezziamo la disponibilità data con l&#8217;elezione alla presidenza della &#8220;garanzia&#8221; di un rappresentante del 2° documento, e che sia stato confermato il tesoriere precedente e sia stata avanzata la proposta di segreteria unitaria. Non apprezziamo assolutamente che molti non si siano congratulati con il segretario eletto e che si sia scivolati in dichiarazioni inaccettabili per toni e contenuti. Una votazione non è la fine del mondo, un congresso non è la fine del partito. Specialmente non si può essere così presuntuosi da far coincidere la fine del partito con la propria sconfitta in un congresso. Il partito è in una condizione drammatica ora che ha vinto Ferrero, ma lo sarebbe stato anche se avesse vinto Vendola. Lo sarebbe anche se avesse prevalso la nostra proposta, anche se forse il clima sarebbe migliore. La strada è lunga e difficile, quasi impervia. Ma non è fuori dalla nostra portata.<br />
Su una cosa, però, non si può transigere.<br />
Valeva prima per chi si opponeva alla Sinistra Arcobaleno e vale per oggi. Contrastiamo con tutte le nostre forze il &#8220;cupio dissolvi&#8221; di chi, perché è in minoranza, preferisce la sconfitta e l&#8217;azzeramento del partito. Le maggioranze e le minoranze cambiano, e cambieranno nel futuro. La rifondazione comunista e la costruzione di una sinistra di alternativa vanno oltre le odierne maggioranze e le minoranze</p>
<p>Walter De Cesaris, Franco Russo, Gabriella Stramaccioni</p>
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		<title>Sconfitta, Partito e Sinistra Europea</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 09:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Sconfitta elettorale]]></category>

		<category><![CDATA[Sinistra Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[La sconfitta elettorale non è stata determinata solo e semplicemente dall’assenza di un marcato impegno comunista, quindi una sconfitta della sinistra, ma è anche la vittoria politica, culturale e sociale della destra; di una destra aggressiva e pervasiva.
Di certo, la nascita ed il nostro errato rapporto con il PD, la frettolosa operazione, per altro mal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/06/sinistraeuropea.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-219" title="sinistraeuropea" src="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/06/sinistraeuropea.jpg" alt="" width="100" height="80" /></a>La sconfitta elettorale non è stata determinata solo e semplicemente dall’assenza di un marcato impegno comunista, quindi una sconfitta della sinistra, ma è anche la vittoria politica, culturale e sociale della destra; di una destra aggressiva e pervasiva.<span id="more-249"></span><br />
Di certo, la nascita ed il nostro errato rapporto con il PD, la frettolosa operazione, per altro mal riuscita, della nascita della Sinistra arcobaleno, la presenza  inutile e subalterna nel governo Prodi, sono state le ciliegine sulla torta, nel determinare una sconfitta epocale. Ma io penso che questa fase sia talmente complessa e complicata che va necessariamente inquadrata in uno scenario più ampio, che non sia unicamente la sede di un partito o le sedi dei partiti.<br />
Non è stata percepita la utilità sociale e politica del nostro partito ma io dico della intera sinistra che si collocava oltre il PD, non abbiamo reso credibile l’idea di un altro mondo possibile, di una reale alternativa di società; siamo stati attaccati e sconfitti in ogni luogo e forma di presidio democratico, dai luoghi di lavoro sino ai cosiddetti luoghi elitari di discussione e confronto.<br />
Non era un compito esclusivo dei comunisti, ancor di più non lo è oggi; la responsabilità per l’ieri e per il domani nel contribuire alla costruzione di una sinistra alternativa è anche delle tante associazioni, comitati tematici di lotta, centri sociali e singole individualità a prescindere dall’essere comunisti o no.  Lo sviluppo, la sua crisi, la frantumazione sociale e culturale ci consegnano una realtà di fase, varia, non uniforme, non granitica; alla stessa stregua non immagino Rifondazione come luogo fisico ed ideale che al suo interno e con se stessa (ri)trova la chiave di lettura valida per tutta quella sinistra alternativa che pensiamo necessaria, non diciamo apertamente di essere i buoni ma nei fatti lo sussurriamo e lo pratichiamo quando diciamo di fare,di agire con chi ci sta. Bene io penso che il nostro compito sia quello in primo luogo di cercare e ricercare  dialogo e confronto con gli altri, con tanti altri, fortunatamente e necessariamente diversi da noi, le differenze come valore aggiunto, la cessione di sovranità come condizione imprescindibile di partecipazione e democrazia.  Rifondazione è una componente importante e necessaria, dare l’immagine di noi che ci si sia arroccati o in via di liquefazione non sortisce altro che sfiducia e disorientamento in che ci osserva, ci ascolta e spera i noi, si perché cari compagni non dimentichiamo non siamo soli ed è questa la prima condizione per risalire la china.<br />
Non a caso il mio pensiero, il mio sguardo va alla Sinistra Europea, ma a questo punto mi chiedo:<br />
“Sono incompatibile con la linea politica ultima che si è data Rifondazione? Cosa mi differenzia dai compagni che stanno sostenendo –Rifondazione per la Sinistra- ?”<br />
Se Rifondazione non è e non deve essere Sinistra Europea, allo stesso modo può essere Sinistra Europea buona parte di quanti non si rivedono in Rifondazione, nella idea comunista; la Sinistra Europea è un luogo ideale e fisico ovviamente e necessariamente plurale ed unitario ma per niente soggetto unico, in quanto è necessaria la vita delle differenze e mai pensare ad una loro omologazione o cooptazione in un soggetto unico meno che meno in Rifondazione, si perché cari compagni è ancora vivo in noi il seme che con presunzione ci fa sentire i primi della classe, perché siamo più numerosi, perché siamo comunisti, abbiamo una storia, veniamo da lontano.<br />
Lo sviluppo, il suo apice, la sua odierna crisi, vanno assunti ed indagati con la mente libera facendo tesoro del passato ma guardando avanti, per essere concreto voglio dire che parlare oggi di Sinistra Europea non è una affermazione di principio, uno spuntare le armi e le idee dell’altro, una banale collocazione in uno scenario più ampio per sembrare meno piccoli e più internazionali, al contrario è partire da noi, come pochi tra tanti, iniziare con chi c’è sapendo che la parte più importante ed irrinunciabile, è quella che non c’è; dando e pretendendo rispetto a prescindere dai numeri per la costruzione di una Sinistra Alternativa per un Altro Mondo Possibile.</p>
<p>Intervento di Agostino Del Monaco</p>
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		<title>«Ora non &#8220;ossifichiamo&#8221; il dibattito tra le componenti»</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 06:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli e interventi]]></category>

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		<category><![CDATA[De Cesaris]]></category>

		<category><![CDATA[Dopo il Congresso]]></category>

		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista di Vittorio Bonanni a Walter de Cesaris su Liberazione

Walter De Cesaris è stato firmatario insieme a Franco Russo della quinta mozione al congresso, favorevole al documento Ferrero e che si è invece astenuta al momento dell&#8217;elezione del segretario. A lui abbiamo chiesto di commentare lo scenario che si apre ora all&#8217;interno di un partito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/05/logoliberazione.gif"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-29" title="logoliberazione" src="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/05/logoliberazione.gif" alt="" width="148" height="30" /></a>Intervista di Vittorio Bonanni a Walter de Cesaris su Liberazione<br />
</strong></em><br />
Walter De Cesaris è stato firmatario insieme a Franco Russo della quinta mozione al congresso, favorevole al documento Ferrero e che si è invece astenuta al momento dell&#8217;elezione del segretario. A lui abbiamo chiesto di commentare lo scenario che si apre ora all&#8217;interno di un partito spaccato e con un leader sostenuto da una maggioranza piuttosto esigua ed eterogenea. <span id="more-248"></span>«Voglio precisare - dice l&#8217;ex deputato - che non si è fatta una maggioranza contro la seconda mozione, si è fatto un documento basato su una linea politica. Io personalmente non ho lavorato per escludere nessuno, ho lavorato per realizzare appunto un documento politico. La seconda cosa che voglio dire - prosegue De Cesaris - è che questo è stato un congresso in cui nessuno ha avuto la maggioranza. E quindi in ogni caso sarebbe stato necessario realizzare un &#8220;governo&#8221;, diciamo così, di coalizione tra compagne e compagni che hanno votato documenti differenti. Un quadro che dunque sarebbe stato in ogni caso inevitabile».</p>
<p>Che cosa pensi dell&#8217;intenzione di Ferrero di aprire a Vendola nella nomina dei membri della segretaria? Credi resti possibile un minimo di gestione unitaria, malgrado il &#8220;no&#8221; del presidente della regione Puglia?<br />
Su questo punto devono rispondere loro. Quello che penso io e che il congresso è finito con una linea politica che va rinnovata. E non credo che le mozioni debbano continuare anche dopo il congresso. Naturalmente Rifondazione è un partito pluralista e quindi ognuno ci può militare. Ma tutto ciò, come dicevo, non credo debba essere la prosecuzione del congresso e per quanto ci riguarda il quinto documento ha finito la sua ragione di essere. Paolo ha chiesto a tutte le mozioni di entrare in segreteria. Ma nessuno di noi entrerà in quanto firmatari di quella mozione. Noi insomma non faremo più riunioni di mozione e Ferrero farà delle proposte a compagni e compagne i quali poi saranno liberi di decidere autonomamente.</p>
<p>Rischio scissioni. Temi sia ancora dietro l&#8217;angolo oppure vale quanto detto da Vendola, che organizzerà soltanto una sua corrente autonoma?<br />
Penso che le cose che i compagni e le compagne dicono sono quelle a cui fare riferimento. Se è esclusa è esclusa e mi sembra comunque non sia mai stata in campo. D&#8217;altra parte io mi permetto di dire che noi abbiamo fatto un congresso, e non una sfida mortale in cui uno vive e l&#8217;altro muore. Ho letto oggi un&#8217;intervista dove si dice «uccisa la mia Rifondazione». Mi dispiace ma non è morto nessuno, in un congresso si confrontano posizioni politiche, può darsi che nel cpn si confronteranno posizioni politiche su fatti specifici. Può darsi che sul tema se rientrare nella giunta in Calabria escano fuori posizioni articolate, come è giusto che sia. Non dobbiamo mai ossificare il dibattito in componenti come fossero cose a paratie stagne.</p>
<p>E&#8217; polemica anche sul rapporto con il Pd, ma Ferrero ha detto che l&#8217;alleanza verrà verificata volta per volta&#8230;<br />
Questo è sempre stato nella nostra linea politica. Non vedo qui un cambiamento epocale. Assolutamente. Nel 1998 rompemmo con il governo Prodi. Nel 2001 ci presentammo da soli alle elezioni mentre contemporaneamente a Roma appoggiammo Veltroni. Non mi sembra che abbiamo dato un effetto meccanicistico alle cose decise. Certamente noi siamo alternativi al Pd e il nostro obiettivo non è la ricostruzione di un nuovo centro-sinistra.<br />
 </p>
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		<title>Paolo Ferrero Segretario del PRC-SE</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 21:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Ferrero]]></category>

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		<description><![CDATA[Con 142 voti a favore, 134 contrari, 4 schede bianche e un voto d&#8217;astensione Paolo Ferrero è il quarto segretario nazionale del Prc-Se 
 
A Paolo gli auguri per il difficile lavoro che lo aspetta da tutt* coloro che hanno sostenuto la mozione &#8220;De Cesaris-Russo-Stramaccioni&#8221; al VII Congresso del PRC-SE
Segue breve biografia del Segretario Nazionale del PRC-SE  Nato a Pomaretto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con 142 voti a favore, 134 contrari, 4 schede bianche e un voto d&#8217;astensione Paolo Ferrero è il quarto segretario nazionale del Prc-Se<a href="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/07/paoloferrero.jpg"><strong><img class="alignright size-thumbnail wp-image-247" title="paoloferrero" src="http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/wp-content/uploads/2008/07/paoloferrero-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></strong></a><strong> <br />
</strong> <br />
<strong>A Paolo gli auguri per il difficile lavoro che lo aspetta da tutt* coloro che hanno sostenuto la mozione &#8220;De Cesaris-Russo-Stramaccioni&#8221; al VII Congresso del PRC-SE</p>
<p></strong><strong><em>Segue breve biografia del Segretario Nazionale del PRC-SE</em></strong>  <span id="more-246"></span>Nato a Pomaretto (To) il 17 novembre 1960. Ha due figli. Diploma di perito tecnico industriale.<br />
Obiettore di coscienza, a 19 anni inizia a lavorare in FIAT come operaio. Collocato in cassa integrazione a “zero ore”, viene eletto delegato sindacale della FIOM e fonda con altri lavoratori in CIG la “Cooperativa Agrovalli”.<br />
Successivamente ha ricoperto ruoli di direzione nella CGIL e nella Federazione Giovanile Evangelica Italiana – FGEI, di cui è stato segretario nazionale. <br />
E&#8217; stato un dirigente di Democrazia Proletaria, che ha lasciato quando, durante VIII congresso del 1991, viene decretato lo scioglimento del partito e la confluenza nel Prc, ove approda insieme a Giovanni Russo Spena, Marida Bolognesi, Luigi Vinci, Livio Maitan, Marco Ferrando, Domenico Jervolino, Luigi Malabarba, Salvatore Cannavò.<br />
Nel Prc Ferrero è eletto responsabile dell’area &#8216;politiche del lavoro, economiche e sociali&#8217;. Entra a far parte della segreteria nazionale del partito dal 1995 al 2006.<br />
Viene eletto deputato nella XV° legislatura, incarico da cui si dimette poi in seguito alla nomina a Ministro della Solidarietà sociale nel II° Governo Prodi, con le elezioni dell&#8217;aprile 2006.   <br />
Nel tempo libero pratica l’alpinismo e si diletta a suonare  vari strumenti</p>
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