CPN 13-14 Dicembre: intervento di Franco Russo
La crisi esprime il fallimento del mercato come regolatore della produzione, falsificando gli assunti che esso sia il mezzo per validare l’utilità sociale delle merci e per aggregare le preferenze facendo del consumatore il sovrano, e che esso genererebbe effetti “trickle down”. Il consumatore è indebitato a causa dei bassi salari, di precarietà diffusa, di servizi privatizzati. Giusto richiedere una redistribuzione del reddito con la garanzia di ammortizzatori sociali generalizzati, e anche il reddito di cittadinanza: la domanda può orientare diversamente anche le “schede produttive” verso bisogni sociali. La Fiom pone, nella sua piattaforma, il cosa, come e per chi produrre per trasformare il “modello” economico-sociale, essa può essere la base per tessere relazioni tra categorie della Cgil, con il sindacalismo di base e i movimenti che hanno dato vita alla giornata del 12 dicembre, in uno sciopero generalizzato come chiesto dall’Onda. Lo spazio della sinistra d’alternativa è definito dalle forze mobilitate nelle giornate di lotta del 17 e 30 ottobre, e del 12 dicembre. La questione morale è ineludibile, e il suo risvolto politico è nel maggioritario di coalizione che mentre fa da base al presidenzialismo di “governatori” e sindaci coopta anche partiti come Rc attraverso il listino e il premio di maggioranza: ciò spiega il nostro stato di costrizione nelle giunte. Definire il comunismo come l’ente perfettissimo non implica la sua esistenza, come ci ha spiegato Kant: 12 talleri pensati non sono 12 talleri reali. Definirsi comunisti non produce per sé realtà comuniste, e dire che ogni movimento è al fondo sempre comunista significa cancellarne gli apporti originali rispetto alla tradizione, non più in grado di progettare la “città futura”. Su “Liberazione”: non si deve chiedere la sua normalizzazione secondo la linea della maggioranza. Essa ha il diritto di portare avanti la sua ricerca anche in dissenso dal partito, rappresentando un utile elemento dialettico.