Perché è necessario “disertare” la logica di questo congresso
“Con chi stai?”, “Ma sei sicuro? Sai poi per il futuro…” Sono queste le domande e gli avvertimenti che ti senti fare dai compagni e dalle compagne più dentro alla quotidianeità del Partito. Non un solo compagno o una sola compagna che all’indomani di una sconfitta sociale senza misura abbia posto la domanda che più di tutte servirebbe al nostro Partito, alla nostra gente: “Ma secondo te cosa è successo?”. Pochi, pochissimi, hanno posto questa domanda. E chi l’ha posta, nei circoli, nei Comitati politici federali, nelle discussioni tra compagne e compagni è stato accusato di non capire, di essere fuori tempo. D’un tratto chi voleva capire, chi voleva indagare, chi richiedeva tempo, chi non ha certezze, è stato visto come “non capace di comprendere la fase politica delicata”. D’un tratto è come se quel sentimento di appartenenza, quello spirito che ti porta a discutere, ma alla fine a costruire posizioni comuni sia scomparso. D’un tratto sono comparsi il sospetto, la sfiducia nell’altro, il noi contrapposto al loro, il risentimento e quella narrazione corale che il nostro partito aveva tentato si è dissolta negli stessi roghi che illuminano oggi il nostro paese. Roghi che bruciano i campi nomadi, la “monnezza” e che producono un fumo nero e velenoso fatto di egoismo sociale di insofferenza verso l’altro, che si è infiltrato anche in Rifondazione. Questo Congresso si presenta come il congresso più violento da quando il nostro partito ha scelto la non violenza. Violento per come è nato, violento per come si sta conducendo, violento per come, se continuiamo cosi, terminerà. Un congresso berlusconizzato, un congresso dove non si vuole capire, discutere, ma si chiede di scegliere il leader, colui che deve condurci, il condotttiero, l’uomo forte che deve risolvere d’incanto tutti i mali e rivelare le ragioni di una sconfitta apparentemente solo elettorale. Il maggioritario ed il suo orpello antidemocratico e violento del chi vince prende tutto e chi perde viene annullato è prepotentemente, inesorabilmente entrato nel nostro partito. Non documenti, non mozioni, ma insegne di guerra e chi non si schiera, chi “non fa una scelta di parte” e soprattutto dalla parte “giusta”, è appunto, un traditore. Forse meglio definirsi “disertori”. E disertare questa logica è necessario per potere salvare il nostro partito soprattutto quando in uno dei momenti più bassi per la democrazia del nostro paese e cioè il giorno in cui viene annuniciato il “pacchetto sicurezza” il sito web di Rifondazione non pubblica una posizione del Partito contro l’abominevole scelta di rendere l’immigrazione reato, ma sceglie di pubblicare comunicati stampa dove le mozioni principali si accusano di plagio. E’ questo il sintomo più forte, il segno più evidente di come questo nostro partito rimarrà paralizzato fino a luglio perdendo ancora più contatto rispetto a quel paese reale che non comprendiamo più e che non ci comprende e ci punisce. Bisogna prendersi del tempo. Fuggire alla logica neoliberista della velocità, del consumismo che tutto, appunto, brucia rapidamente. Bisogna ritagliarsi del tempo per recuperare quello spirito comunitario e quell’intuizione meravigliosa della democrazia partecipata e costruire un congresso dove ci si deve incamminare sulla strada sicuramente faticosa, del raccontarsi e del capire come riannodare i fili che si sono spezzati con quelle istanze, quegli uomini e donne che ci hanno visto un tempo soggetti capaci di condividere con loro, sogni, progetti, proposte. Prendere tempo e nel prendere tempo costruire l’opposizone sociale partendo dai territori, iniziando ad arginare la costante berlusconizzazione della nostra società, guardando e cercando di ripensare e sperimentare lo spazio politico dell’Europa e della costruzione di una Sinistra Europea ed antiliberista intuizione formidabile e troppo presto lasciata cadere nel dimenticatoio. Un congresso dove si deve guardare e discutere e capire anche di come siamo cambiati noi che militiamo in questo partito. I primi congressi di circolo mostrano una scarsa partecipazione al dibattito ed una grande partecipazione al momento del voto. Cosa normale nei congressi mi dirà qualcuno, ma certamente non deve essere normale per un partito che si è interrogato tanto sul metodo, sulla questione della rappresentanza e della partecipazione. Alla fine anche noi scegliamo la via più semplice, più consueta in questi casi. Segretari di federazione e di circoli che si sono trasformati in contabili della tessera, in imbonitori alla caccia dell’ultimo voto e per essere convincenti si può utilizzare qualsiasi mezzo. Mi sembra questo il nostro fallimento più grande e la cosa che mi preoccupa di più e che non sono immuni da questa logica neanche i più giovani che sembrano invece, avere più familiarità di altri con le categorie amico-nemico. In questi anni ci siamo opposti pacificamente alla guerra ed alla sue scellerate pratiche, abbiamo sperimentato un modo nuovo di fare la politica a partire dalla immunità al potere, abbiamo oltrepassato e smontato i muri delle tante zone rosse che il neoliberismo ha costruito e costruisce e però ora siamo noi a costruire muri all’interno del nostro Partito. Mi spaventa constatare che di tutte quelle esperienze no è rimasto nulla e nello svolgimento di questo congresso ci dimostriamo incapaci di pensare per oltrepassare gli schieramenti, di oltrepassare questa forte e puzzolente cortina di fumo nero che sta annebbiando, inquinando e intossicando indissolubilmente il presente, ma soprattutto il futuro di Rifondazione.
Fiorino Pietro Iantorno
Consigliere Comunale di Siena
21 Giugno 2008 at 11:21
[...] scontro congressuale in Rifondazione 21 06 2008 Condivido quanto scrive Fiorino Iantorno… Segretari di federazione e di circoli che si sono trasformati in contabili della tessera, in [...]